La frequenza su cui stare - Luca Nali

La frequenza su cui stare


Chi conosce Castaneda sa che l'essere umano ha caratteristiche molto simili a quelle dei nostri tiranni; per quale ragione? Perché ci è stata data la medesima mente.
Siamo predisposti alla sopraffazione, abbiamo bisogno sempre di qualcosa in più, qualcosa che ci induca a sentirci vivi e lo percepiamo in molti ambiti.
In via più generale, il sistema sa di averci in pugno, ma è sempre una questione di posizione.
Siamo stati programmati per la schiavitù, per una condizione di restrizione e la possibilità di mantenerci in questo stato consiste nel farci credere che non lo siamo.
Ci vengono forniti una serie di agganci, spesso proposti dagli schiavi stessi, che procurano loro molti adepti e che io, però, preferisco definire illusi perché hanno quel briciolo di speranza che li fa sentire vivi tanto da pensare a loro stessi come soggetti non più schiavizzati.
Gli agganci sono di varia natura, a partire dalle religioni che promettendo il paradiso raccomandano un comportamento attento a regole e norme schiavizzanti.
Tra queste, cito l'induismo col suo principio karmico che fa sì che quanti si trovano al gradino più basso delle caste continuino a subire umiliazioni, condizionamenti incredibili, e relative restrizioni, in virtù di una ricompensa futura. Viene, infatti, raccomandato loro di mantenere, senza lamentela alcuna, lo stato di schiavi in cui si trovano per poter accedere, in una reincarnazione futura, ad una casta superiore.
Queste persone non vivono la loro vita, ma subiscono, obbediscono e vivono una condizione allucinante nella speranza di qualcosa che, nello stato di coscienza attuale, non potranno mai realmente verificare.
Mi domando cosa accadrà nel momento del loro trapasso, se realmente saranno in grado di comprendere se avranno ottenuto, o meno, il permesso per poter accedere ad un livello superiore...
I sistemi sono tanti, uno di questi propone anche la possibilità che ci possa essere un salvatore.
In Jugoslavia, nel momento in cui il Paese usciva da un regime totalitario, forti del senso di rivalsa generale, si dette avvio ad un sistema di contrapposizione con l'attesa promessa di un salvatore che avrebbe provveduto alla punizione, quindi agli arresti, dei colpevoli.
L'invito alla popolazione ad aderire a questo vento di cambiamento sortì gli effetti desiderati. Ovviamente non accade nulla di quanto ventilato e, anzi, riuscirono con quel genere di propaganda e mentre saliva al potere un nuovo regime autoritario, a mantenere “tranquilli” quanti, altrimenti, si sarebbero attivati.
Anche questo rappresenta un tecnica per tenere a freno le persone.
Pensate al sistema giudiziario che, come sapete, può funzionare anche bene nei casi di minor importanza, ma non per le questioni più grandi perché, avendolo creato, non potranno mai arrivare a fagocitare loro stessi.
Quando vedete un giudice vestito di nero, un prete anch'egli vestito di nero, sappiate che non c'è mai da fidarsi. Entrambi sono stati collocati in quella posizione dal potere e sono lì per decretare, e sentenziare, e mai potrebbero farlo contro il sistema perché quella contrapposizione rappresenterebbe un vero paradosso.
Esiste però un'altra via, che è quella alla quale mi attengo e che metto in pratica da molti mesi, che è quella di constatare che il mondo che vive ogni persona è strettamente legato ad una frequenza vibrazionale e, cioè, ad uno stato d'animo che è caratterizzato da tutte quelle espressioni, e considerazioni, recondite dell'individuo stesso.
Se creo un tessuto emozionale (un tappeto emozionale) composto da pensieri pessimistici mi colloco in un campo esperienziale di un determinato tipo. Entrerò, quindi, in contatto con quelle situazioni e ne avrò anche conferme.
Una volta stabilito il tappeto emozionale, la volta in cui sarò informatissimo in relazione a quanto accade, ai rischi, alle minacce, ai pericoli presenti e futuri e che vengono rivolte in maniera individuale, e non massiva, me ne nutrirò.
Questo, nonostante si tratti di una “gag” rispetto a quanto accade realmente.
Inizierò, quindi, a vantare contatti prestigiosi, informazioni di primissima mano e con quel tipo di convinzioni avrò creato un mondo annoverato soprattutto da loro, dalla loro supremazia, nei miei stessi confronti, e confermata anche dalle constatazioni che io stesso avrò contribuito a supportare.
Vivrò, quindi, all'interno di un mondo che mai mi consentirà di essere l'artefice della mia vita.
Per uscirne, il trucco qual è'?
Identificare, innanzitutto, quella gamma emozionale composta da continui input e definirla, stabilire di cosa si tratta e distaccarsene. Isolarsi, cioè, da quel genere di informazioni e soffermarsi principalmente su qualcosa di particolare come la nostra esistenza. Il nostro senso di vita.
Si manifesterà, dunque, un processo di pulizia e rinnovamento interiore; il tappeto emozionale verrà ripulito sostituendo rappresentazioni deleterie con immagini e accadimenti belli come, ad esempio, la nascita di una nuova vita, il contatto con la natura e tutto ciò che di bello incontriamo.
Se ci muoviamo all'interno di uno spazio occupato, prevalentemente, da persone libere, saremo collocati su un livello al quale loro non potranno mai accedere.
Continuare a pensare che un leader possa liberarci rientra, di nuovo, nel condizionamento; l'unica persona che può, realmente, salvarci è quella che incontrate guardandovi allo specchio.
La domanda che ricorre più frequentemente è come sia possibile liberarsi senza intervenire su se stessi; la risposta è: “Non è possibile.
Mantenere il medesimo stato mentale, quello che ha permesso a quel dato mondo di continuare ad esistere, non prevede alcuna liberazione.
Continuare ad ascoltare quanto affermano provoca solo un sottile senso di angoscia, di frustrazione e la convinzione che non ci siano possibilità, che l'unica scelta sarà piegarsi o morire stoicamente per sfuggirvi. Il gap emozionale costruito ad arte nel quale, loro, operano.
Fintanto che ne saremo coinvolti continueremo a farne parte mentre se ci sganciamo assumeremo i connotati di persone libere. Il cambiamento è possibile e può farlo ognuno di noi in maniera oggettiva e strumentale. Non sarà un percorso privo di difficoltà, ma è l'unico possibile.
È necessario essere disponibili al cambiamento. Modificare il nostro modo di essere e accentuare la nostra consapevolezza e sarà grazie a questo processo che ci verrà permesso di abbandonare lo stato di schiavo per diventare il Re della nostra vita.
Non temete, quindi, quanto minacciano perché non ci riguarda; smettiamo di preoccuparcene e non ne saremo coinvolti. Manteniamoci su un'altra frequenza.

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