Mai ubbidire per paura - Luca Nali

Mai ubbidire per paura


Come prima cosa, voglio ringraziare l'app Immuni che dichiara positivi anche coloro che non lo sono e, così facendo, costringe a casa molti diligentissimi ominidi palmati. Questo sistema mi rende particolarmente soddisfatto tanto che approfitto per invitare gli ominidi distratti a scaricare al più presto quest'applicazione.
Nonostante sia in corso un inasprimento della pressione governativa nei vari Paesi europei, ritengo (a differenza di quanto pensano molti) che questo sia un segno più che tranquillizzante.
Quando si percepisce la perdita di consensi, di controllo e di popolarità si diventa più brutali.
Come accade in un combattimento, quando l'avversario si innervosisce e perde il controllo. E' a quel punto, che ci conferma che abbiamo vinto. Quindi, rilassiamoci perché ne vedremo delle belle.
La paura incombe sulle, e nelle, nostre vite con il potere di amplificare i suoi effetti. Nel mio libro dedico un intero capitolo al tema della paura, ma che cos'è la paura?
Nel tratto che da casa ci porta ad una qualunque destinazione, siamo soggetti (mediamente) ad una quindicina di paure come, ad esempio, sono vestito in modo appropriato? Incontrerò il vicino di casa che tanto detesto? Troverò una multa o altre comunicazioni indesiderate nella cassetta della posta? Troverò traffico, parcheggio, code? Riuscirò ad essere in orario? E via di questo passo...
Le paure originano da una serie di condizionamenti ai quali abbiamo creduto, e continuiamo a credere, che vincolano enormemente il nostro modo di essere.
Diamo per scontato moltissime cose, le accettiamo senza più nemmeno metterle in discussione. Come, per esempio, la nudità.
Se l'attuale condizione dovesse protrarsi, finirà con l'essere oltraggioso persino mostrare il volto.
Chiediamoci anche, per restare in tema, perché dovremmo coprire i genitali? Tempo fa, ho soggiornato per un mese intero presso un campeggio naturista. L'aspetto più evidente, e che ho subito notato, era la gentilezza, la civiltà, l'educazione e il rispetto mostrato da tutti. A voler significare che più l'individuo ha la possibilità di sentirsi libero e maggiore è la capacità di viversi, e vivere, l'altro serenamente.
Vi assicuro, inoltre, che dopo un brevissimo periodo in cui ci si sofferma maggiormente sul corpo, si finisce col dimenticarlo. Non si pensa più, cioè, alla propria o altrui nudità, ma si rimane coinvolti da altro. Si osservi la persona, si guarda alla persona senza indugiare “sulle zone misteriose”.
A causa di condizionamenti, accettiamo di vivere passando sopra le nostre percezioni.
Una banconota è, sostanzialmente, priva di valore intrinseco ed è solo un oggetto di interscambio.
Quando riceviamo una banconota, e ne siamo soddisfatti, non consideriamo che stiamo tacitamente, e con una buona dose di assuefazione, accettando una doppia illusione. Quella di chi dà la banconota e quella di chi la riceve.
Potrei proseguire con l'elenco di quanto non è funzionale all'essere umano e che non ha alcun senso; quindi, per quale motivo abbiamo paura? Perché non sappiamo dove andremo a finire quando terminerà l'esperienza su questo celeste pianeta.
La paura da prendere in esame è la paura della morte.
Abbiamo paura di morire e tutte le volte in cui per il timore di non riuscire a provvedere a noi stessi ci siamo costretti ad ubbidire abbiamo semplicemente manifestato la paura della morte.
La questione dell'ubbidienza è davvero molto importante; personalmente potrei pensare di ubbidire (nel senso di non mettere in discussione) quanto potrebbe chiedermi Igor Sibaldi che stimo immensamente e che, senza mezzi termini, ritengo parta da un punto di vista più evoluto del mio.
Oppure, potrei adeguarmi ad una persona che mi si rivolge con grande gentilezza e che mostra rispetto; ma come posso sottostare e tanto meno ubbidire a quanto viene richiesto da certi figuri?
Lo facciamo, solo per paura.
Nella cultura ellenica, nei miti ellenici, la paura veniva rappresentata da un mostro marino che abitava le profondità degli abissi. Questo essere aveva un aspetto talmente terribile che chiunque al sol vederlo sarebbe morto (di paura). E ci sono pagine su pagine che descrivono il mostro in questione.
Ma ci sarebbe mai stato qualcuno in grado di vederlo? No, non ci sarebbe stato perché il mostro non era raggiungibile, viveva troppo in profondità.
Quando non siamo in grado di vedere le nostre paure ne siamo vittime.
Coloro che percepiscono l'assenza di distanziamento come pericolo costituiscono al loro interno uno spazio che si amplifica enormemente nel momento in cui si sentono a rischio.
Dovremmo ricordarci sempre che la questione da risolvere è la paura della morte.
Si ritiene, comunemente, che l'uomo si sia evoluto rispetto al passato, ma se guardiamo anche solo al Medioevo noteremo che c'era una conoscenza profonda sul tema della morte. Non c'era alcun timore, c'era la consapevolezza del passaggio sul pianeta che veniva considerato, a tutti gli effetti, “un sogno nel sogno”. Un sogno destinato a terminare su questo piano per poi essere ripreso “da un'altra parte”.
Moriremo comunque, ma come? Strisciando o in modo impavido? L'esperienza sul pianeta finirà e qual è il senso di questa esperienza? Conoscere il pianeta, conoscere noi stessi e gli altri.
Ogni volta che conosciamo gli altri, conosciamo noi stessi.
Se fossimo nati su un isola deserta non saremmo consapevoli di esistere, riusciamo a percepirci come esseri sulla base della comunicazione che instauriamo con gli altri ed è anche per questa ragione che spingono per contenerci.
Siamo sul pianeta per fare esperienza e gli elementi che ne traiamo, una volta elaborati al nostro interno, aumenteranno la nostra energia e consistenza.
Questo è il compito dell'esperienza in questo spaccato di esistenza che terminerà.
Siamo in mondo duale, nasciamo e moriamo e poi lo reiteriamo da un'altra parte, ma la faremo con un bagaglio più intenso. Saremo più forti, più profondi e più intensi.
Dobbiamo renderci conto che l'esperienza di vita è determinata dal terrore che proviamo davanti al solo pensiero che le nostre condizioni possano peggiorare mentre ignoriamo completamente che è il pensarlo a renderle realmente peggiori.
Ogni volta che abbiamo paura, ci procuriamo una piccola morte e sarebbe sufficiente soffermarsi sullo sguardo degli ominidi palmati per averne conferma. Il loro sguardo appare vuoto perché privato dell'energia che utilizzano per trattenere loro stessi e per costringere l'anima (che altrimenti sarebbe infinita) in un contesto opprimente che non è minimamente funzionale all'uomo.
Non è un invito alla rivolta, ma a risvegliare quello che siamo.
Per risolvere la “questione paura”, approfondite il tema della morte che è bellissimo.
Ci sono libri che mi hanno cambiato profondamente, come “Un milione di farfalle”, “La vita dopo la morte”, “Il Bardo buddista” o il film “Nosso Lar”.
Documentatevi anche sulle esperienze di premorte, approfondite e indagate.
Fatelo perché non avrete più paura e sarete consapevoli di ciò che fate, non ci saranno più elementi che possono terrorizzarvi perché è la paura ad attrarre altre paure.
Vincete le paura della morte e non le forze dell'ordine o gli ominidi palmati.
Non si tratta di un percorso difficile, anzi è molto appassionante. Cambia l'energia, la sensazione e la percezione che abbiamo della nostra esistenza e di tutti i fenomeni che la caratterizzano.
Non si muore mai realmente. L'energia non si distrugge, può solo trasformarsi.

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