Previsioni di un sensitivo - Eugenio Benetazzo - Luca Nali

Previsioni di un sensitivo – Eugenio Benetazzo 


Luca Nali introduce Eugenio Benetazzo: “Ho parlato con Eugenio sia oggi in breafing che ieri e quello che voglio dirvi è che si tratta di una persona veramente, ma veramente speciale. Quindi, è con profonda emozione che vi presento Eugenio Benetazzo.”

Luca: Buonasera Eugenio
Eugenio: Buonasera a tutti gli ascoltatori
L: Eugenio, io sono rimasto colpito dalla tua freschezza, tu sei un bambino nel corpo di una persona di quanti anni?
E: Mah, non saprei, non ci penso. In realtà, a 50 anni mi sono detto: “Ora torno indietro perché più avanti non m'interessa...”
L: Eugenio, da quel che ho compreso di te, so che è davvero così. Ciò nonostante, tu hai del vissuto e allora vorresti dirci, anagraficamente, quanti anni avresti?
E: (Eugenio prende tempo e fa un po' di conti mentalmente, ma è evidente che non è minimamente interessato alla sua età) Insomma, dovrebbe essere... Sono del '52, quindi fanno...65, 66, 67... Eh, più o meno, dai all'incirca... Però, poi, è molto diverso...
L: (ridendo) Sì, Eugenio, proprio non t'interessa...
Eugenio, immagino che molti tra coloro che ci ascoltano non ti conoscano; vorresti raccontare loro chi sei, come nasce Eugenio e quali sono stati i punti nevralgici della tua vita? Mi hai parlato di due momenti estremamente importanti che si sono verificati nel corso della tua vita. Vuoi raccontarci, per cortesia, come sei cresciuto e quali sono state le fasi evolutive?
E: Non sono molto noto, magari mi conoscono solo quanti vivono in zona. Mi sono accadute, nella mia vita e fin da piccino, tantissime situazioni abbastanza irruenti ed è questo che mi ha sempre fatto sentire diverso io perché non capivo; poi le cose, piano piano e negli anni, sono maturate fino ad arrivare ai 25 anni. Quel passato, però, è stato piuttosto importante e pesante.
Ho vissuto, fortunatamente, in una famiglia contadina nel nord del Paese, ma da quarant'anni vivo in Toscana. Sono contentissimo e mi sono fortunatissimo per avere scelto, e mantenuto, la vita di campagna che mi ha dato tante soddisfazioni anche se ci sono state tante problematiche legate alla sopravvivenza. Sono stati, però, tutti stimoli che mi hanno dato la possibilità di risveglio perché io ero sempre alla ricerca del risveglio.
La mia infanzia è stata pregna di vicissitudini, come la revolverata ad una gamba o il grave incidente stradale che avrebbe potuto uccidermi. Ma questi fatti, in realtà, hanno dato una grossa scossa alla mia vita ed è a 25 anni che si è manifestato.... Provengo da una situazione.... (Si emoziona e si commuove)
L: Eugenio, riprendi fiato, mentre io chiarisco un passaggio: la revolverata alla gamba, Eugenio, se l'è stata procurata da solo, da piccolo, giocando con una rivoltella. Questo incidente ha rappresentato una fase estremamente importante per la tua vita; non è vero, Eugenio?
E: Sì, esattamente. Mi sentivo profondamente in colpa, mio padre rischiava il carcere perché la rivoltella non era registrata regolarmente. Questo ha dato un segno forte e quel grosso senso di colpa, in seguito, mi ha stimolato a cercare il perché, chi sono e per quale motivo sono così irruente. É stato un cammino di fede, la cultura cattolica è stata molto importante per me.
Ho mancato di dirvi che prima dell'incidente con la rivoltella avevo maturato l'intenzione di farmi frate; volevo andare a salvare il mondo. Sono rimasto in quella convinzione per 4 o 5 anni, ma non era quello il mio destino e sono ritornato nell'azienda di mio padre.
Fino ai 25 anni a livello interiore è stato piuttosto pesante, la mia spinta interiore era sempre più forte ma non avevo possibilità di fare ricerche, o approfondimenti, perché, sapete, il lavoro nei campi comincia quando si alza il sole e finisce al tramonto; funziona così.
Poi, grazie ad un documento venni a sapere che c'era, a Firenze, un ragazzo che canalizzava. Un medium. A quel tempo le canalizzazioni erano molto più complicate, si andava in trance.
Volli conoscerlo e con questo intento mi recai a Firenze.
Volevo capire e conoscere tutto quello che poteva essermi utile e quell'incontro ha rappresentato, per me, una grande esperienza. Tutte le canalizzazioni, erano davvero tante, erano state trascritte su alcuni volumetti ed io ebbi la possibilità di leggerli e rileggerli. Le entità che comunicavano avevano già vissuto sul pianeta terra, avevano terminato il loro ciclo e avevano il compito di aiutare quanti si trovavano ad un livello inferiore.
Mi immersi completamente, era un continuo cercare e domandare e nelle loro risposte avevo sempre la possibilità di soddisfare ciò che cercavo.
Seguirono, poi, altre esperienze; partecipai ad un seminario, sempre a Firenze, con alcuni ragazzi che provenivano dall'America e che esortavano, con il loro messaggio diretto a quanti volevano partecipare un percorso evolutivo, a cancellare tutto quello che avevo appreso a scuola, dall'insegnamento religioso, dalla famiglia. Mi invitavano a pensare in via autonoma, ma io non avevo sufficienti conoscenze; avevo appena conosciuto Setti.
Mi arrivavano tutte quelle informazioni relative alla reincarnazione ed era qualcosa che la chiesa cattolica contestava, logicamente, perché la chiesa parla di paradiso, di inferno e di peccato originale. Cose che mi irritavano molto.
Io non ero d'accordo e quel nascere già con il peccato era l'aspetto che maggiormente m'infastidiva. In quel seminario m'insegnarono molto, mi dissero che avevo dei potenziali, che ero una particella di Dio e che, quindi, anch'io potevo creare.
E io dicevo: “ Sì, ma era Cristo che faceva miracoli!” e loro: “Noi ti insegniamo perché Lui lo insegnava e diceva questo un giorno farete. Farete tutto quello che faccio io e anche di più.
E io pensavo: “Ah ora sì che m'interessa tanto!”
E' stato molto bello; dopo quella preparazione mi fecero fare degli esercizi di chiaroveggenza, di telepatia ed altre cose e vidi che su di me funzionavano.
Mi spingevano a fare ricerca, mi dicevano che avevo dei potenziali, di ascoltarmi, di auto comprendermi e che sarei stato io, in seguito, a utilizzare tutte quelle opportunità.
Ne raccolsi tante di opportunità perché nel corso di quel seminario della durata di tre giorni accadde una cosa molto importante. Fu allora che mi resi conto, che cominciai a scoprire, sempre più, che avevo queste facoltà e quella rivelazione mi portò un tale stato di gioia intima e profonda che esplosi in uno pianto irrefrenabile che durò un paio d'ore. Quel pianto era talmente forte che temevo di non essere in grado di reggere, ma loro mi dicevano che erano tutte energie accumulate e che era venuto il momento di farle uscire. Via, via che sfogavo il pianto avvertivo uno stato di leggerezza, come alzarsi da terra, e percepivo un livello d'amore che non avevo mai potuto assaporare.
Un senso d'amore altruistico verso le cose e le persone tale da voler abbracciare tutto e tutti.
Mi dissero: ”A te, ti si sta aprendo l'illuminazione”.
Così mi dissero, ma io non avevo conoscenze in merito; poi nel tempo mi sono documentato...
Pensavo, è questo il risveglio e io ci voglio stare dentro perché è grandioso.
Una volta rientrato a casa la mia famiglia, in particolare mia moglie, mi trovò molto cambiato. Mia moglie, addirittura, pensava che mi avessero drogato. Mi diceva: “Non sei più quello di prima e io non ti voglio più.”
Ma ero in una condizione talmente forte, tra l'altro mi durò circa un mese, che non riuscivo nemmeno a preoccuparmene...
Io ho vissuto una leggerezza, uno stato di amore che non può essere raccontato. Bisogna sentirlo.
E quando avevo l'occasione d'incontrare persone che avevano vissuto la mia stessa condizione, chi per qualche ora e chi per qualche giorno, erano momenti di grande condivisione e confronto perché capivo che quello che sentivano, o avevano sentito, era ciò che provavo io. Era il mio sentire.
Anche Roberto Setti, mi ripeteva di coltivarlo aggiungendo che, un giorno, tutto questo si sarebbe risvegliato.
Vi posso giurare che ho passato più di trentacinque anni a cercare affinché questo stato d'amore rientrasse in me.
Nel frattempo ho anche vissuto vicissitudini importanti perché coltivavo dentro dentro di me il “Conosci te stesso”.
Un punto sul quale specialmente Roberto insistette molto e poi anche i Maestri con i quali canalizzava. Erano loro, principalmente attraverso di lui, che mi dicevano “Se vuoi, cerca di conoscere, pronuncia la frase “conosci te stesso” all'infinito fino a quando risvegli e attrai ciò che ti abbisogna”.
Ragazzi, posso dire che me ne sono accadute di cose nella mia vita e se le mettessi insieme ne uscirebbe un grande e bellissimo puzzle. Ogni giorno ho aggiunto qualcosa che ben si incastrava col mio percorso. Non posso dire che sia una realtà immaginaria, è la mia realtà.
Tutti questi tasselli sono in me e sono tutti piccoli pezzi di verità.
Negli anni '80, mentre già ero in fase di cambiamento, mio padre mi invitò a leggere un articolo pubblicato su Famiglia Cristiana. Seppi allora di questa cintura fotonica che stava entrando nella nostra galassia. Cintura galattica?? Cintura fotonica??
Cominciai a fare ricerche e compresi che stava arrivando quello che sentivo dentro, sapevo che non si trattava d'immaginazione.
Ecco, ho basato tutta la mia vita su quelle sensazioni, su quei punti saldi. Punti che, tra l'altro, erano visibili anche dalla scienza. Non era una mia invenzione spirituale, ma avevo sempre bisogno di riferimenti di concretezza. A volte capitava che li perdessi, ma poi riuscivo sempre a ricollegarmi e a mantenere quei punti d'appoggio.
L: Ti ringrazio, Eugenio, per questo racconto; ci sono molti commenti straordinari nei tuoi confronti. Alcune persone chiedono se, poi, saprai dirci qualcosa in merito al futuro.
Ci arriveremo tra un po'.
Era, prima di tutto, molto importante raccontare il percorso di Eugenio, quello che gli ha permesso di avere non solo certe sensibilità ma, soprattutto, di constatare e creare un vincolo con quanti avevano già vissuto l'esperienza terrestre e che, in quanto trapassati, sono in grado di mostrarci le cose da un'altra prospettiva. Ci stanno dicendo che la vita, intendo l'esistenza, certamente non si ferma con la conclusione di questa.
Eugenio, tornando al tuo percorso, c'è stato nell'ottantacinque un fatto molto importante.
E: Ne avevo accennato poco fa, in quel periodo ero in uno stato d'amore che definire con parole che appartengono al nostro vocabolario è pressoché impossibile. Una gioia espansiva che dovevo manifestare con le persone, dovevo sentirle, abbracciarle. E quando entravo in contatto con loro mi sentivo un tutt'uno. Toccavo gli alberi e la luce e i colori; ero già in paradiso.
Non potevo chiedere altro. Qualcosa di molto reale e che mi apparteneva.
É durata un mese e tutti i giorni avevo questa forte energia; avrei voluto non finisse mai...
Poi, piano piano quella condizione si è sciolta, ma avevo in me tutte le informazioni e sapevo che un giorno l'avrei riportata a me.
Dopo gli anni duemila, quando sentivo che il cambiamento era imminente, che sarebbe partito da me e che, pur partendo da me, si sarebbe manifestato all'esterno.
Mi sono sempre prodigato, mi ripetevo che tutto avviene perché io sono creatore.
Conoscevo la mente collettiva e, quindi, partecipavo affinché questo pianeta, questa galassia, divenisse un tutt'uno.
A volte, mi domandavo cosa facessi, qui, in mezzo a tutti gli umani e mi domandavo anche se non fossi un intruso...
Tra il 2007 e il 2008 sentivo che queste energie ribollivano in me, ero in uno stato frenetico che avrei voluto condividere con il resto del mondo. Volevo dir loro di prepararsi perché se fossimo stati in tanti a percepire quanto io stesso provavo ci sarebbe stato un movimento evolutivo davvero molto forte.
All'inizio del 2009 ero davvero esausto, sentivo di non essere riuscito a condividere quanto avevo voluto; trascorrevo le notti in stato di veglia visualizzando quello che definisco il nuovo mondo. Comunque, fu in quel periodo e proprio mentre consumavo la colazione in compagnia di mia moglie che cominciai a non stare bene.
Pensavo si trattasse di una normale influenza, quella che mi colpiva ogni anno.
Ciò nonostante c'era qualcosa di diverso, non stavo per niente bene e, tempo dieci minuti, arriva un'ambulanza anche se ancora non è chiaro chi l'abbia chiamata. Mi portano in ospedale, non ricordo molto di quel momento, ma so che avevo forti dolori e nel mio intimo sentivo di voler lasciare il corpo. Non capivo dove fossi, ero stanco di quel dolore...
A un certo punto, non sento più dolore ma sento, finalmente, una grande leggerezza.
Apro gli occhi e vedo il reparto di rianimazione e il mio corpo intubato.
Mi sentivo bene, ero distaccato.
Mi giro, vedo un tunnel e sul fondo una grande luce; penso sia quella la direzione da prendere perché non avevo più nulla da fare sulla terra.
M'incammino e accanto a me si manifesta una figura femminile, una giovane ragazza dai capelli color bronzo, vestita di una tunica porpora/ciclamino. La ragazza mi invita a continuare il viaggio in sua compagnia. Provo una sensazione di benessere totale, arriviamo in fondo a quella luce e sembrava di stare al luna park. Era pieno di gente, tante persone e tutte festose.
Le superiamo e la ragazza mi accompagna in quella che aveva tutto l'aspetto di una clinica.
Non che prestassi grande attenzione a tutti i particolari o a dove fossi, non me ne curavo particolarmente...
Mi riceve un medico che mi fa accomodare su un lettino, ogni lettino era dotato di un separé ed era sospeso da terra, non aveva punti di appoggio. Il medico mi dice “Coricati, devi portare a termine la tua guarigione”.
Il medico mi lascia e anche la ragazza che mi aveva accompagnato fino a quel momento mi saluta e va via. Ero molto contento del posto in cui mi trovavo.
Una volta solo, comincio a rivedere la mia vita a ritroso. L'analizzo e ne rivedo tutti i passaggi, tutte le vicissitudini, anche quelle più difficili e penso che è stato tutto fantastico, davvero molto bello.
A un certo punto, intorno a me s'illuminano tante stelle, tutto intorno a me era pieno di stelle e non era più necessario che restassi lì.
Così, accompagnato per mano nuovamente dalla ragazza che avevo già incontrato all'inizio, incontro e conosco tante altre persone. Persone che potrei definire di varie razze, direi una cinquantina di razze diverse. Persone di vari colori, altezza e struttura, ma di forma umana.
Queste persone erano raggruppate in varie zone ed io mi sentivo a mio agio, come fossi solito trovarmi in mezzo a loro e in quel tipo di società.
Sentivo di aver un compito all'interno di quella società, la frase “energia cosmica” riecheggiava in me.
Il mio compito era quello d'insegnare ai bambini in particolare, e anche agli adulti, come praticare l'energia cosmica che doveva avere, però, un impronta collettiva e le persone dovevano praticarla con la mente. Imparavano poi a muovere gli oggetti e ad usare la telepatia.
C'erano zone collinose; era pieno di frutti e alcuni di questi frutti sulla terra non esistono.
Il denaro non esisteva, non c'erano infatti scambi in denaro e io insegnavo alle persone il baratto e lo scambio di cose. I mezzi di trasporto funzionavano grazie alla forza del pensiero, io stesso usavo quel sistema per spostarmi. Conobbi piccoli gruppi di popolazioni, vivevano in piccoli villaggi ed entrai in casa loro. Ricordo di essere entrato in contatto con persone alte da un metro a un metro e mezzo, di carnagione rossiccia e coi capelli color arancio. Sia gli uomini che le donne erano davvero piccoli, non erano gnomi, erano molto carini. Mi mostrarono alcune loro caratteristiche di vita che mi piacquero molto perché le trovavo interessanti.
Conobbi gruppi dalla pelle scura che somigliavano un po' agli africani e altri ancora di pelle azzurra, sì anche azzurra.
Io non ero tra loro nelle vesti di visitatore, ero uno di loro ed ero conosciuto da loro.
Non prestavo particolare attenzione a tutto perché vivevo lì, io ero di lì.
Poi, quando sono tornato alla terra e ho cominciato a cercare nella mia memoria, ho capito, invece, quanto fossero importanti anche tutti quei particolari...
L: Eugenio, t'interrompo anche per lasciarti riposare un attimo. Nel frattempo, rispondo a coloro che continuano a sollecitare le previsioni; questo mi fa pensare che non siamo molto vicini alla comprensione. Voglio precisare che Eugenio ci sta introducendo in un contesto, peraltro in maniera molto chiara, e ci sta dicendo che lui vive in condizione di leggerezza, e di lungimiranza, perché sta considerando questa vita funzionalmente ad un'altra.
Quindi, alle persone che manifestano ansia nel voler sapere se vinceremo e come sarà e cosa sarà, voglio dire che non funziona così. La prima cosa da fare, e che è il presupposto per poter poi comprendere alcune cose, consiste nel cambiare la considerazione e l'accanimento che noi riserviamo nei confronti della vita.
Ci sono poi molte persone che hanno scritto di aver vissuto, a seguito di incidenti o stati comatosi, esperienze simili alla tua. Altri, poi, citano il film Nosso Lar (Nostra dimora) per le situazioni molto vicine alla tua. Scusa, Eugenio, erano precisazioni doverose; continua, per cortesia.
E: L'esperienza che ho appena narrato è stata importantissima perché l'ho vissuta facendone già parte. Non ne ero curioso o stupito, ero parte di quel mondo. É stato più avanti che ho cominciato ad esaminarne i dettagli, i piccoli aneddoti ai quali in precedenza non facevo caso...
Sono stato in coma un mese, ma per me quel mese ha significato anni. Tanti anni. Per prima cosa nel mondo che ho partecipato il tempo non esisteva. Non c'era separazione tra giorno e notte, ma un continuo presente. Non avevo un passato né un futuro, vivevo un tranquillo e continuo presente e, per me, era come se fosse sempre giorno. Le cose accadevano, mi sembrava di giocare. Mi dicevo: “Ora faccio quello, oppure ora accade quello o conosco quello o succede quello.” Funzionava così. Tra parantesi, in molti mi hanno detto di guardare il film Nosso Lar; la verità è che non l'ho ancora visto e, quindi, non so dirvi se ci siano assonanze. Io vi racconto la mia di storia.
Personalmente spero che molti abbiano vissuto un'esperienza come la mia perché a me ha dato tantissimo benessere.
Poi, tornando a quell'esperienza, arrivò il tempo di lasciare. Sentivo una voce interiore che mi diceva che era arrivato il momento di lasciare quel mondo e di tornare, ma io non volevo.
A un certo punto, mi appare l'ospedale, la rianimazione e il mio corpo ancora intubato. Io non volevo tornare, ma la voce interiore mi rassicurava, mi diceva: “Tu sai che puoi riportare quel corpo in perfetta forma.” Io lo sapevo e così accettai di tornare.
Fu come se fossi abbracciato dal mio stesso corpo, sentii una presa, aprii gli occhi e vidi i medici che mi guardavano a loro volta. Ero carico di sorrisi, ma non potevo dire nulla. Il corpo era paralizzato e poi ero anche intubato. In seguito, mi dissero che ero rimasto in vita grazie alla respirazione artificiale.
L: Eugenio, scusa, ci sono alcune domande. Le sembianze di quelle persone com'erano? Umanoidi? Com'erano vestite? E tu, com'eri vestito?
E: Umane, molto umane. Per quanto riguarda l'abbigliamento, ricordo che indossavano abiti risalenti al nostro '800. Tipici delle zone presenti nelle varie parti del nostro mondo, erano abiti molto belli. Mi hanno portato nelle loro case che erano fantastiche e anche più adatte a loro perché, come vi ho detto, erano di statura inferiore alla nostra. Invece, per quanto concerne me, non ho idea. Non so dirvi quale tipo di abbigliamento indossassi, mi sentivo in ordine come se ciò che indossavo si adattasse ai luoghi che frequentavo. Non avevo sensazioni particolari, di disagio, in merito al vestiario.
L: Quindi, fai quest'esperienza, subisci una trachetomia e sei immobilizzato nel letto. Cosa accadde dopo?
E: Furono necessari 7/8 mesi prima che potessi cominciare a muovere le mani o i muscoli facciali e poi ancora un altro mese per riuscire a dire le prime parole.
Quella fu una grande soddisfazione perché avevo un mondo da raccontare.
Riuscivo, però, a muovere solo il viso; non avevo il controllo del corpo che era al livello di un neonato. Mi misero persino il pannolone e devo dirvi che l'ho goduto molto perché quand'ero neonato io non è che ci fosse troppo tempo per tutte quelle attenzioni...
Dopo quel primo mese cominciai a parlare con le infermiere e dicevo loro “Vi vedo Angeli”.
Ero talmente carico!
Sono stato in ospedale alcuni mesi e poi in un centro di riabilitazione a Marina di Massa e poi presso un altro centro. In tutto ci sono voluti circa 4 mesi prima che potessi rientrare a casa, ma li ho vissuti molto bene.
Vivevo una condizione di pura gioia e tutte le persone che avvicinavo, o che mi assistevano, li vedevo come angeli. Penso percepissi la loro anima.
Non aveva, infatti, per me, alcuna importanza l'età, il sesso o il ruolo; io sentivo la loro anima.
Quando potevo raccontavo la mia esperienza molti mi ringraziavano e si stupivano perché non avevano mai sentito esperienze del genere.
Sono rientrato in azienda dopo 7/8 mesi e ho provato a vivere la vita di contadino che avevo lasciato, ma nulla poteva essere più come prima perché la mia carica era grandiosa.
Aggiungo solo che i medici dissero a mio moglie che non sarei più tornato come prima, che probabilmente sarei rimasto paralizzato. E a me dicevano che sarei stato fortunato se fossi riuscito a stare su una sedia a rotelle perché non sapevano dirmi nemmeno quale grado di recupero avrei potuto raggiungere. Eppure oggi sono qui, in perfetta forma, a raccontarmi.
In quei mesi di ripresa sapevo che sarei tornato in forma, ne ero certo anche se molti sembravano affermare il contrario. Ho ripreso la mia attività e poi sono andato in pensione ed è stato l'anno successivo che ho ricevuto un altro grande regalo.
Avevo venti ettari di terreno coltivato a grano, a quel tempo, e accanto a quel terreno un laghetto da pesca. Ai primi di giugno, rivolgendomi al campo di grano, dico: “Eh, però, potresti farmeli due cerchietti!
Il 10 di giungo 2010, quindi l'anno dopo, c'erano lì al laghetto un centinaio di pescatori che si lamentavano di alcune strane anomalie, i cellulari, infatti, avevano smesso di funzionare.
Finché uno un signore che camminava ai margini del laghetto nota dei cerchietti e dice “Ci sono dei cerchietti là al campo, saranno mica gli ufo?
Tutti mollano le canne da pesca e vanno a vedere i cerchi. Si trattava di normalissimi cerchi dal diametro 14/15 metri, erano uno accanto all'altro nel campo. Corsi anch'io a vederli e fu una gioia immensa. Ero molto affascinato dai cerchi, li avevo visti su internet, e quando vidi i miei che erano i più semplici possibili, forse i più semplici al mondo, fu una grandissima gioia.
Il grano, al loro interno, era piegato in senso antiorario. Non era schiacciato, la piegatura sembrava ottenuta grazie al calore emesso da un phon.
Dovete sapere che se pieghi il grano lo chiudi e interrompi il passaggio della linfa, quella piegatura, invece, ne consentiva il passaggio e il grano, che ancora non era maturo, poteva così continuare a crescere.
Montai, allora, un'impalcatura e feci delle foto e mi accorsi che nel centro del campo c'era un piccolo cerchio di 4 metri che non avrei mai potuto notare senza quell'impalcatura.
Compresi, quindi, che era arrivato per me il tempo di incontrare quegli amici, amici sensitivi con i quali avrei potuto avere uno scambio.
Trascorrevo, infatti, le mie giornate lavorando in azienda e non avevo, perciò, alcuna possibilità di incontrare altre persone. Continuavo le mie ricerche, i miei studi, ma sempre in solitudine.
Vennero, così, molti visitatori; alcuni anche famosi. Tra loro una coppia di Genova, il marito era un professore di neurologia. Prima mi telefonarono per chiedere il permesso di visitare i cerchi.
Ma era una continua processione, per cui diedi il consenso senza alcuna difficoltà.
Poi, e ancor prima di venire, mi dissero che era stato detto loro che dovevano venire e vedere i cerchi. Io non capivo cosa volessero intendere, ma loro mi dissero che avrei compreso in seguito.
Così vennero e visitammo i cerchi. Mi accorsi, ad un certo punto, che la moglie si era accucciata e chiesi al marito cosa stesse facendo; mi disse che stava andando in trance, che canalizzava.
Dopo qualche minuto, alzandosi, la signora cominciò a parlare con voce maschile: “Vi saluto, sono Arturo.” Mi spiegarono, poi, chi fosse l'entità che si faceva chiamare Arturo e che aggiunse: “Voi vi eravate già conosciuti, ora vi siete ritrovati.
Arturo, a riprova della veridicità di quanto stava accadendo, fece anche cenno ad alcuni aneddoti che mi riguardavano e che, al di fuori di me, nessuno poteva conoscere.
Per due anni, ogni bimestre, ospitai questa coppia genovese e ad ogni incontro avvenivano canalizzazioni che mi aiutarono molto nel risveglio delle facoltà che portavo in me.
Nel corso di quelle canalizzazioni ricevetti molti messaggi, mi chiesero anche se non volessi altri cerchi magari più belli dei precedenti ma io ero molto soddisfatto dei miei cerchi e non ne desideravo altri.
L'entità che si faceva chiamare Arturo, e che sicuramente è qui anche ora e mi ascolta, era stato filosofo in Francia e mi disse che aveva terminato il suo ciclo di vite, che si trovava su un piano più alto per aiutare le persone.
Era con la signora fin da quando era una bambina, tra l'altro la signora era orfana ed era stata abbandonata dalle suore e cresciuta con loro.
La signora mi raccontò, in seguito, che fin da piccina parlava con Arturo e che era in grado di muovere oggetti a distanza, che parlava più lingue ed era stata anche intervistata da un noto giornalista, Ferraro mi sembra si chiamasse.
Quelle canalizzazioni mi hanno aiutato tanto anche in merito alle domande che mi portavo dentro da molto tempo perché cercavo conferme a proposito di quanto sentivo come verità.
Mi confermarono che era tutto vero e che, a breve, si sarebbero aperte quelle porte; le porte dimensionali.
Chiesi ad Arturo anche il motivo per cui mi era accaduto tutto quanto; mi fornì risposte meravigliose e aggiunse che ero un'anima antica, che stavo risvegliando il contratto d'anima che io, come molti altri, avevo in precedenza accettato.
Mi disse anche che le mie intuizioni sarebbero state sempre più forti.
Erano tante le cose belle che mi accadevano anche se la mia vita è stata sempre una sorta di otto volante, sai avevo avuto anche difficoltà economiche.
Ciò nonostante il mio entusiasmo era sempre molto alto.
Alle canalizzazioni eravamo sempre presenti noi tre, ma si aggiunsero poi anche altre persone. Arturo, e altre entità che si presentavano, ci parlarono anche del Caso Amicizia, del W56.
L: Sai che ho il contatto di Gaspare De Lama e che intendo intervistarlo?
E: E tu sai che nel 2010 fui io il primo ad intervistarlo? Andai a trovarlo a casa sua, fu Arturo che ci disse di recarci sul posto; io gli dissi che fin da piccolo sapevo di quei fatti perché avevo visto un immagine sul corriere dei piccoli che ricordavo molto bene. In quell'immagine le persone donavano frutti a questi esseri.
L: Provo a cercare l'immagine mentre tu continui...
E: Io ero entusiasta della proposta di Arturo, considera però che le canalizzazioni, per consentirci il libero arbitrio e lo spazio di ricerca, hanno sempre dei punti interrogativi.
Comunque, mi recai sul posto in compagnia di alcune persone. Incontrammo il figlio di uno dei personaggi che donava frutti a questi esseri.
Raccontavano che furono portati in un luogo dove c'era una roccia e questi personaggi avevano una sorta di telecomando che apriva la roccia nella quale conservavano quanto ricevevano, come i frutti di cui ho accennato.
Poi, qualcuno tra noi disse che c'era ancora un testimone di quei fatti così lo rintracciammo e l'andammo a trovare. Lo incontrammo in compagnia della moglie, ci raccontò eventi importantissimi. All'epoca dei fatti, De Lama, era un pittore milanese che trascorreva le vacanze ad Ascoli Piceno, fu lì che conobbe persone, tra cui anche diversi intellettuali, che erano in contatto con gli alieni. Frequentai De Lama e la moglie per alcuni anni e sempre nel periodo delle vacanze.
Fu in seguito che li invitai a casa mia.
Gaspare mi disse che, dall'epoca di quei noti fatti, era la prima volta che si esponeva con qualcuno.
Calcola che oggi avrà oltre 95 anni...
L: E' un centenario, Eugenio.
E: Beh sì, è un po' più giovane di mio padre che è del '20 e che sta benissimo. Ha quasi 101 anni...
Comunque lo ospitai da me e tenne anche alcune conferenze.
L: Eugenio, sarà un immenso piacere qualora volessi essere presente all'intervista di Gaspare che, al momento, è ancora da organizzare. Ora, visto che il tempo a nostra disposizione sta terminando, correggimi se sbaglio quando affermo che tutta la tua fase di sviluppo si è manifesta con vari step, passaggi in cui hai avuto la possibilità di approfondire la consapevolezza della vita, ma anche e soprattutto il significato dell'esistenza nel suo insieme.
Adesso stiamo vivendo una parte estremamente particolare della nostra esistenza, ci sono fatti totalmente inconsueti. Questi fatti, tu li avevi già previsti molti anni addietro e questo ti ha procurato anche parecchi disagi all'interno della cerchia di amici, dei tuoi contatti perché non c'era, per loro, alcuna possibilità di avere conferme in merito a quanto stavi prevedendo solo grazie alle tue intuizioni.
Ci sapresti dire cosa è necessario fare per quanto riguarda il superare e gestire la situazione attuale? E se sai anche come si metteranno le cose. In sostanza, cosa succederà nel prossimo futuro?
E: Innanzitutto, è importante che chi ci ascolta accetti di sentire se stesso come autore di questi stessi eventi. Noi siamo i pionieri di quello che accadrà, non siamo gli spettatori, ma gli attori.
Fin dagli anni 80 sapevo che noi siamo gli attori, consapevoli o meno, di un grande film.
Ci dicevano: “Fate conto di essere all'interno di un grande film e di divertirvi nell'essere parte del film. Avete accettato di farvi cancellare la memoria e così nascete senza sapere chi siete.
Via, via che la persona si risveglia comprende di essere l'artefice del suo divenire e dentro questo grande film impara a conoscere, e a sentire, che è un attore ed è parte di un film di gruppo.
Mano a mano che si risveglia ha bisogno di interagire e di essere, oltre che attore, anche regista; sente che non vuole solo interpretare la parte da attore che gli spetta.
E, a quel punto, fare parte del film diventa anche più bello.
Da regista si accorge che può, in parte, manipolare il film perché più che un regista è un co-regista visto che ci sono sì altri attori, ma anche altri registi.
Quindi, c'è una parte del film che viene creata autonomamente, ma anche un'altra parte che è creata collettivamente e la persona sente il bisogno di comprendere molto di più di questo film e capisce di dover portare le proprie intuizioni ad un livello più in alto.
Il livello in cui diventa osservatore, quell'osservatore che guarda se stesso che fa l'attore, o il regista, di questo grande fantastico film.
Dal momento che è anche nella posizione di osservatore non può dare giudizi, osserva per comprendere, per avere maggiori intuizioni sul come interagire all'interno del film e nella veste di osservatore prova compassione per gli errori commessi da altri attori.
Rimane partecipe al film e allo stesso tempo mantiene il ruolo neutro di osservatore e lo gestisce.
Poi il film diventa film collettivo e, di conseguenza, una parte sarà solo sua e un'altra collettiva.
Così una volta che la persona l'ha appreso non si aspetta più aiuti dalle stelle o che qualcuno gli dica qualcosa.
Parlo di quanto è dentro di me ed è diventato per me del tutto normale.
Ragazzi, abbiamo tutto noi: l'energia, la vitalità. Ma perché?
Ci hanno insegnato che siamo particella dell'Uno, chiamalo Dio o il Tutto, ma se siamo i creatori gestiamolo noi questo film e man mano che ci svegliamo, vedremo che i fotogrammi del film li possiamo modificare.
L: Eugenio, grazie per le tue parole, che sono straordinarie. Voglio rispondere a chi scrive, credo sia un ragazzo, e lo dico fraternamente, il cambiamento è proprio questo: smettere che ci siano persone a darci spiegazioni e comprendere che, in realtà, la vita che vivremo, e la nostra previsione di vita, è realmente quanto noi siamo in grado di creare, o costruire, al suo interno.
Quindi, quanto dura il Covid? Non so per voi, per me è finita uno o due mesi dopo dacché è iniziato.
Io mi trovo nella condizione in cui questa cosa non esiste e non perché io sia sulle stelle o in astrale, ma perché ho fatto un tipo di variazione in merito alla mia dimensionalità che non lo include.
Eugenio ci sta dicendo cose importantissime; il cambiamento è trasversale, quando c'è una scissione le persone si trovano in uno stato, o in un altro. Ci saranno, perciò, persone che pur abitando nella medesima città vivono una determinata realtà con determinate interazioni e altri che, al contempo, ne vivranno altre.
E da cosa è determinata questa differenza?
Dal fatto che un gruppo vede la vita per come le viene narrata mentre l'altro per come se la crea.
Non si tratta di un illusione, è uno stato di cose.
Prego, Eugenio, continua per favore.
E: Ho fatto questa importantissima premessa perché se non si entra in quel concetto tutto il resto sarà solo aspettative. Ci troveremo, allora, a dire: “Quindi, cosa m'aspetta?
Posso dire a quelli che non sono ancora riusciti ad avere “le redini in mano” che non è un difetto, né un problema; semplicemente è uno stato.
Chi ancora non ha del tutto, o in parte, le redini in mano non sa cosa fare e questo non è sbagliato perché sta facendo quell'esperienza ed io voglio rincuorarli perché anime come la mia, e tante altre che sono anche meglio della mia, li stanno aiutando. Siamo in tanti e non facciamo cose particolari, ma stiamo aiutando a preparare la strada.
Siamo apripista, o avvantaggiatori, come mi dissero allora.
C'è stato un tempo, specialmente, in cui non riuscivo a farmi comprendere e mi domandavo perché continuassi a seminare, a ripetere certe cose che finivano con l'infastidire, con l'urtare il prossimo.
Mi veniva allora detto: “Tu fai parte degli apripista, sei tra quelli che preparano la strada alle anime che si risveglieranno in seguito.”
Non c'è differenza, andremo tutti piano piano all'unisono. Siamo già tutti nell'unisono.
Proveniamo tutti da vari mondi, non pensate che come anime siamo nati solo su questo pianeta; proveniamo da altri mondi e abbiamo fatto tante altre esperienze, ve lo posso garantire.
E allora, visto che mi sembra di capire che c'è chi vuole arrivare al sodo, posso dirvi che, da ieri, siamo già nel nuovo anno. Ieri era il primo giorno dei nuovi anni, della Nuova Era.
L'inizio del nuovo anno non è tra dieci giorni, è iniziato ieri; ed è fantastico perché tutto il vecchio si sta sgretolando, tutto quello che immaginate di negativo si stia sciogliendo.
Non c'è più nulla a trattenerlo, posso mettere la mano sul fuoco che è così.
Prima rischiavo nel dire certe cose, ma nelle ultime settimane mi sono detto: “Basta, non c'è più motivo che mi spinga a trattenermi.
Ringrazio, comunque, gli oscuri e chi ha fatto questo Covid perché ci sta dando, e ci ha dato, una grandissima opportunità: quella di fermare il sistema.
Il vecchio mondo, il vecchio modo di vivere si è fermato anche per chi stava bene.
Ho parlato con tantissime persone in questi anni e sempre chiedevo: “Ma ti piace questo stato di cose? No? E allora?
È un bene dire che non ti piace perché in effetti non è così. La creazione non è così.
Siamo all'interno di un illusione, fate conto che vi trovate sotto effetto ipnotico e che ora stiamo uscendo dal sogno. Il sogno nel sogno, come si diceva.
E adesso, da ieri, è avvenuta l'apertura dei portale. I Maestri mi ripetevano spesso che le porte si stavano aprendo e dicevano: “Preparatevi!
Se veniste a trovarmi in azienda, potrei mostrarvi i tubicini di plastica che ho messo tra gli alberi e che vibrano. Non tira un filo di vento eppure loro cominciano a vibrare.
Nessuno sa darmi spiegazioni, anche se loro mi hanno detto che io già lo so.
Vedete, in varie zone ci sono porte dimensionali che si stanno aprendo, e anche qui ci sono.
Voi siete i precursori affinché gli altri poi vi seguano.” Questo ci dicevano.
Vi dico alcune cose preventivamente.
Noi viviamo nella dualità: il buio, la luce, la gioia, il dolore, il bene, il male, etc..
Mi dicevano: “Questo un tempo finirà.
Quando sarete, e sarai, pronto quel tempo finirà; dovevi assaporarlo, ma poi non ci sarà più alcun motivo perché tu continui ad assaporarlo.
Passato e futuro, se ognuno di noi si esaminasse e provasse a dire: “Sto vivendo il passato, il presente e il futuro” Non è così.
Molto spesso, nella quotidianità, noi viviamo passato e futuro che sono entrambe illusioni.
Ma il presente? Quello che dovrebbe essere il vero e nell'arco della giornata ne usiamo pochissimo. E allora cosa dovremmo usare?
Piccoli attimi di presenza.
Io sono qui, penso, faccio, dico, tocco. Attimi di consapevolezza che sono importanti.
Sono più importanti delle meditazioni, la quotidianità, la giornata. Sono sull'autobus, sto guidando, sto facendo la spesa, ogni tanto fare un attimo di consapevolezza, quelle sono le vere meditazioni.
È quello io ho portato avanti perché non avevo tempo per le meditazioni.
Mi è stato detto usa la tua quotidianità e vedrai che lo spazio tempo...
Tra parentesi, nessuno si è accorto nell'arco degli anni che il tempo sta andando più veloce?
Bene, sta andando veloce perché si sta comprimendo e non perché tutto va veloce ma perché sta arrivando lo stop che è il presente. Nel coma io ho vissuto il presente ed era la normalità, un continuo presente. Non è facile spiegarlo perché so che bisogna usare un linguaggio diverso, ma comunque non sarebbe così comprensibile e poi la mia dialettica, io sono terra terra...
Il miracolo è dentro di noi, il miracolo del credo, del far accadere le cose è dentro di noi.
L'orologio del vecchio tempo si è già fermato, il nuovo anno è già iniziato. La Nuova Era.
Ho intuizione che tra qualche anno anche i calendari verranno re impostati; ricordatevi il 21 dicembre perché partiranno da quella data. Non più come oggi che ci hanno imbrogliati; siamo negli anni duemila o forse mille? Non importa, quell'imbroglio sta decadendo, si sta sciogliendo.
A molte persone, poi, sta arrivando il ricordo delle vite passate, i motivi di quelle vite e a cosa serve? Cosa mi accadrò domani o dopo domani? Lo decidi tu.
Io voglio che domani accada questo, voglio che qui, adesso, entri il nuovo anno perché il nuovo anno è già qui.
Il Covid non è mai accaduto, era un illusione. E ancora una volta lo ringrazio perché ha interrotto, ha fermato il sistema. Cos'è che dicono? Ha rotto il tessuto economico, il tessuto sociale.
Ma quel tessuto non andava più bene! Alla maggior parte non piaceva; siamo venuti qui in questa valle di lacrime e ognuno porta con sé la propria croce. E' finito!
Ora è il tempo dell'amore. Il tempo dell'amore è questo e io vi prometto che dopo questa serata ognuno di noi sarà diverso, avrà in sé un tassello, qualcosa di grandioso.
Ad alcuni accadranno cose importanti e farete, forse, bene a raccontarle a Luca.
Ognuno di noi deve irrompere, deve far emergere quello stato di amore ed espanderlo col pensiero, con le parole. Anche solo il pensiero: “Io amo tutto. Io sono tutto. Io non bisogno di nulla, ho l'abbondanza che mi occorre.”
Ecco, se affermi questo, vuoi forse sapere le previsioni per domani? Esercitala, agisci e domani arriverà il meglio che è per te. Sono certo, al mille per mille, e ancor più che in precedenza perché le porte sono aperte e sfido chiunque.
Venitemi a trovare perché ve le faccio toccare con mano le sensazioni che io ho vissuto e che porto in me, le ho fatte mie ed ora stanno esplodendo.
È arrivato il tempo di sentire che siamo anime, siamo Dio. Siamo il Tutto.
Non c'è più bisogno di andare a sentire cosa dicono, le previsioni, è già tutto accaduto perché non c'è un tempo. È quello che io voglio. Come voglio, io, che le cose siano? E le cose accadono.
Me lo direte e lo ripeterete: “Sai che mi sta accadendo quello che ho voluto?
Vedete, le scuole, le religioni non hanno mai voluto dircelo prima. Hanno fatto in modo che non si sapesse, hanno fatto in modo di tenerci chiusi e mascherati.
La mascherina io non la porto e voi cercate di non portarla.
Siamo arrivati a un punto che uno fa: “Oh Eugenio, ciao!” Ma chi sei? Ah, tu mi vedi che non indosso la mascherina e mi dici ciao, ma io non posso sapere chi sei con quella mascherina!
Ci siamo messi le maschere, ma tra un po'... Giù le maschere! Tutti!
E allora vedrete cose fantastiche.
Sappiate che il 2021... Siamo passati da uno stato inimmaginabile, qualcosa che nessuno poteva prevedere, peggio e più tragico di così non poteva essere e se dovesse continuare il prossimo anno saremo tutti stesi perché se poi ci vaccinano...
Il vaccino è già finito, non arriva più! Era impossibile che potesse toccare l'umanità, avrebbe comunque avuto pochi mesi di vita.
Ringrazio tutte le anime che si sono raggruppate in tutto il mondo, l'altro giorno, e hanno dato la loro energia affinché l'apertura delle porte fosse ancora più forte e vi posso garantire che si sono aperte fortemente al fine di darne l'accesso a tutta l'umanità.
Tutti hanno il diritto di accedervi, belli o brutti, buoni o cattivi. Tutti noi possiamo accedere via, via che ci risvegliamo, che ci apriamo.
Dobbiamo semplicemente lasciar fluire l'amore che abbiamo dentro di noi, perché non esiste nessuno che non l'abbia.
Fino ad ora era uno stato imposto, ma adesso tutto si sta sciogliendo e vedrete, intorno a voi, ci saranno sempre più persone sorridenti anche se non sapranno il perché, ci sarà chi si metterà a piangere senza un apparente motivo.
Persone che saranno in uno stato di euforia e non sapranno il perché; proprio com'è accaduto a me quando nemmeno io conoscevo la ragione di tutta quella euforia.
L'affido a voi, a quanti sono in ascolto perché siete parti di me; ognuno di voi è parte di me.
Sto sentendo l'energia che interagisce con voi e vi ringrazio tanto per questa opportunità; penso sia la prima volta, per me, che prendo parte pubblicamente ad una cosa del genere ed è grazie a Luca se sono qui perché me ne ha dato l'opportunità.
Sento che questo amore sta fluendo e lo fa in modo talmente forte che voglio che ognuno di voi lo trasmetta all'altro. E ancora una volta, io vi ringrazio tanto.
L: (visibilmente commosso) Eugenio, grazie hai cambiato la vita di tutti. Ti verranno a trovare molte persone, lo sai vero? Hai detto che quanto abbiamo fatto stasera avrebbe cambiato la vita delle persone, io sono certe che sia accaduto a molti e che saranno ancora molti di più nei prossimi giorni e anche in seguito. Sono infinitamente grato, e onorato, per aver avuto la possibilità di godere della tua energia, della tua forza e, soprattutto, della tua consapevolezza e sensibilità.
Penso sia la diretta più bella che io abbia mai fatto in tutta la mia vita.
E: Sono io che ringrazio tutti voi, chi è stato in ascolto mi ha aiutato a far emergere quest'energia.
L: Eugenio, grazie. Grazie di cuore.

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